La terza edizione di “Non così piccoli” esamina ancora una volta i dati dell’azzardo, in particolare online, nei
3.146 Comuni italiani tra 2.000 e 10.000 abitanti. Si tratta del 40% dei Comuni complessivi, dove abita un
quarto della popolazione italiana. Riteniamo indispensabile misurare anche nelle piccole città l’effetto della
generale crisi da azzardo che colpisce il nostro Paese, che ha lo sgradito record in Europa per quanto perso nel
“gioco” dai propri cittadini. Il rapporto nasce per arricchire di dati ed analisi il “Libro Nero dell’azzardo”,
presentato nella sua quarta edizione lo scorso mese di giugno dalla Fondazione Isscon, da Federconsumatori e
dalla CGIL. Continuiamo a denunciare il perdurante oscuramento informativo sull’azzardo in Italia, che
impedisce, tra le altre cose, la lettura congiunta dei volumi di azzardo fisico e online dei Comuni italiani.
Impedisce a cittadini ed amministratori locali di leggere i propri dati, di confrontarli con quelli di altre realtà, di
collegarli ai problemi del territorio; l’azzardo è un capitolo rilevante per esaminare i dati economici e sociali di
un Comune e di un territorio. Sbaglia chi non lo fa, ma chi lo impedisce è inqualificabile.
Quando siamo di fronte a dati clamorosi dobbiamo sempre ricordare che nei Comuni più piccoli il peso di uno o
pochi grandissimi giocatori può influenzare la media pro capite; ma questo non deve rassicurare nessuno,
perché andrebbe esaminata la provenienza del denaro immesso nel Poker online o nel Betting Exchange.
Sull’utilizzo dell’azzardo legale come lavatrice di capitali sporchi o di provenienza malavitosa hanno scritto
egregiamente in tanti, e tra questi Libera con il suo “Azzardomafie”. Le domande che noi continuiamo a porre,
senza ottenere risposte, sono tante: da dove arrivano gli enormi volumi finanziari raccolti nell’azzardo, anche
nei piccoli Comuni? Perché in quelli del Sud le giocate pro capite online sono doppie rispetto al nord? Perché in
Campania la raccolta dell’azzardo online nei piccoli Comuni è tripla di quella del Trentino Alto Adige? Come
sono “atterrati” decine di milioni di euro di giocate online in un piccolo Comune dell’interno della Basilicata con
problemi di copertura della rete internet? La risposta giusta potrebbe essere Follow the money, seguire i
percorsi del denaro con indagini appropriate, anche nell’azzardo legale. E assieme a questo andrebbe indagato,
dalla Politica, un altro numero: i 22 miliardi di euro persi dagli italiani nell’azzardo, parte importante
dell’impoverimento dei redditi e delle pensioni di italiani e italiane.
I record dei piccoli Comuni. Dominano la classifica delle crisi acute e perdono di più.
Prendendo a riferimento tutti i Comuni italiani oltre i 2.000 abitanti, fino ai 2,7 milioni di Roma, scopriamo che i
primi 15 per quanto giocato online da ogni abitante sono nella fascia tra 2.000 e 10.000 abitanti. Non era così
nelle edizioni precedenti, ed è un segnale della crescita di forti anomalie anche nelle piccole realtà. Nei Comuni
di questa fascia nel 2025 sono stati raccolti complessivamente (fisico e online) 34,7 miliardi in azzardo sui
165,34 miliardi complessivi. Le perdite complessive degli italiani sono state di 21,9 miliardi; nei piccoli Comuni
esaminati hanno raggiunto i 4,6 miliardi. Nell’insieme dei piccoli Comuni italiani l’azzardo che passa su
smartphone e PC rappresenta nel 2025 il 63,3% di quello complessivo, mentre nel dato complessivo nazionale
ci si ferma al 61%; nel 2019 era al 33%. Singolare il dato delle perdite nei piccoli comuni, significativamente
superiori rispetto al dato complessivo nazionale. Difatti mentre giocate e vincite sono allineate al 21,7% del
dato complessivo, le perdite salgono al 23,5%.
Le quattro Regioni dove nei piccoli Comuni si gioca mediamente di più.
Nel 2025 nella fascia 18-74 anni ogni italiano ha scommesso nel gambling online 2.365 euro; una cifra che
scende a 2.066 euro esaminando i soli piccoli Comuni oggetto della nostra indagine. Se a livello generale si
tratta del 12% in meno è interessante notare che in quattro Regioni, Liguria, Umbria, Basilicata e Puglia, nel
2025 si è giocato di più nell’agglomerato dei piccoli Comuni rispetto al dato generale. Molte le Regioni con
differenze contenute, dal 3% in meno della Campania, all’11% della Sicilia; fa eccezione la Sardegna, dove nel
totale dei Comuni si gioca il 60% in più dei soli piccoli. Un dato che andrebbe esaminato in profondità, ma
purtroppo Agenzia Dogane e Monopoli non suddivide il dato della Sardegna sulla base delle provincie.
I 113 piccoli Comuni in crisi acuta da azzardo online. Un record mondiale nel casertano.
Sono 113 i piccoli Comuni dove la media di quanto giocato pro capite in azzardo da remoto è più che doppia
della media nazionale. Il primo posto, in tutte le classifiche nazionali e probabilmente europee, se non
mondiali, spetta all’incredibile record di Baia e Latina, comune casertano dove nel 2025 sono stati giocati
online quasi 150 mln di euro. Una cifra incredibile, che corrisponde a quasi 103mila € per ogni residente. Ogni
singolo giorno, ogni singolo cittadino di Baia e Latina tra 18 e 74 anni, ha investito 282 euro in azzardo online,
con il Betting Exchange che da solo rappresenta il 96% del giocato complessivo. Praticamente a Baia e Latina,
2000 abitanti, si è giocato quanto nel suo capoluogo, che di residenti ne ha 73.000, oppure quanto si è giocato
nella intera provincia di Belluno, che ha 200.000 abitanti. Il piccolo Comune aveva già nel 2024 numeri assai
elevati, ma quelli mostruosi del 2025 sono originati da ulteriori 100 milioni di euro “atterrati” o geo referenziati
a Baia e Latina. Come detto è il Betting Exchange a farla da padrone nel Comune casertano; si tratta del gioco
più oscuro, quello dove sono gli stessi giocatori a tenere il banco, quello che non produce quasi nessuna
entrata in tasse, quello che a Baia e Latina ha visto i giocatori vincere più di quanto speso, per mezzo milione di
euro. Ma anche quello indicato da più parti come lo strumento perfetto per accordi illegali e per il riciclaggio,
sotto la protezione dell’azzardo “legale”. Di certo a Baia e Latina non è in corso alcuna epidemia d’azzardo, ed i
giocatori che hanno prodotto questo record potrebbero essere pochissimi. In questo caso la domanda è
sempre la stessa: da dove provengono i 145 milioni di euro giocati online a Baia e Latina?
Se nel 2024 i primi due Comuni in questa classifica erano Lacco Ameno (12.942 pro capite) e Capri (10.393),
località turistiche della provincia di Napoli, dopo il Comune casertano con i suoi quasi 103.000 euro pro capite
troviamo nel 2025 un Comune lombardo, Polaveno in provincia di Brescia (22.955 euro pro capite) e uno
lucano, Francavilla in Sinni (21.927 euro). Quindi il comune pugliese di Nociglia (11.854 euro), in provincia di
Lecce e ancora la provincia di Brescia, con Mairano (11.429 euro pro capite). Nei primi 15 Comuni 6 sono del
nord; oltre ai bresciani ci sono Romans d’Isonzo (Go), Cernusco Lombardone (Lc), Borghi (Fc) e Cordignano (Tv),
tutti attorno ad 8/9.000 euro pro capite. Capri e Lacco Ameno sono ancora nell’alta classifica, ma in
arretramento. Molti i Comuni che in due anni hanno moltiplicato i numeri precedenti, a volte decuplicandoli,
come a Cernusco Lombardone. Se ci spingiamo più indietro nel tempo, al 2019, Polaveno ha moltiplicato i suoi
numeri per 53, Francavilla in Sinni per 28. Decisamente significativo il dato dei Comuni che negli ultimi anni
hanno avuto i dati peggiori; tra questi Anguillara Veneta, che passa dai quasi 40 milioni di euro giocati nel 2023
ai poco più di 2 milioni del 2025. Proprio questo, la generazione di importantissimi volumi di gioco nei piccoli
centri, che a volte scompaiono nell’arco di una sola annualità, è uno degli elementi da sottoporre a rigorosi
controlli.
Il Nord avanza, anche nei piccoli Comuni.
Nella classifica dei 113 piccoli Comuni in crisi acuta da azzardo sono otto quelli lombardi, quattro i veneti e
piemontesi, tre gli emiliani, due i friulani e uno della provincia di Bolzano. Si aggiungono a quelli misurati
nell’ultima edizione de “Il libro nero dell’azzardo”, dove però la presenza del nord era limitata all’8% dei
Comuni oltre i 10.000 abitanti; nel caso dei piccoli Comuni il dato sfiora il 20%. Anche nei piccoli Comuni sono
indiscutibili gli sgradevoli primati della Campania, che di Comuni in classifica ne ha 23 e che registra 3.340 euro
medi pro capite nel solo online, della Basilicata con 3.180 euro, della Calabria con 3.121 euro (14 Comuni), di
Sicilia (20 Comuni), Puglia e Molise, tutti al di sopra della soglia dei 3.000 euro. Numeri che diventerebbero
ancora più vertiginosi aggiungendo il dato del gioco fisico. Ma il fenomeno da mettere sotto attenzione sono le
crisi locali, comunali e provinciali, di molte realtà della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Piemonte, senza
dimenticare una Regione con una complessiva crisi acuta da azzardo, come la Liguria. Anche se presenti nelle
classifiche di questa indagine con diversi piccoli Comuni, sono decisamente più contenuti i dati, anche
nell’azzardo fisico, del Veneto e del Friuli VG; ma qui andrebbe esaminato, come qualcuno ha iniziato a fare, il
peso di una porzione di territorio sloveno vicino all’Italia, definita la “Nevada d’Europa”, e dove l’80% della
clientela, almeno a Nova Gorica, è fatta di italiani.
E’ davvero inarrestabile la crescita dell’azzardo in Italia?
Quando escono le nostre indagini capita di leggere o ascoltare lo stupore di Sindaci ed Amministratori, a volte
l’irritazione e la rabbia per aver messo in piazza dei numeri non corrispondenti, si dice, alla realtà. Capita più
frequentemente nei piccoli Comuni dove il tema azzardo è ignorato; ma c’è decisamente bisogno di un
aggiornamento generale degli strumenti di conoscenza del fenomeno, specie rispetto all’online. In questo
senso questo rapporto può essere un utile strumento, e chi lo ha scritto chiede di essere considerato un alleato
delle Comunità che, all’improvviso, sono costrette a riflettere sui propri dati nell’azzardo. In questa riflessione
va aggiunto un elemento centrale: la inarrestabile fortissima crescita dell’azzardo nel nostro paese. Crescita che
ci proietta, tra il 2028 ed il 2029, a superare l’incredibile soglia di 200 miliardi di euro giocati. E’ indispensabile
porsi il problema dello sgonfiamento dell’azzardo in Italia, cresciuto del 72% in 10 anni, mentre si sono ridotte
le entrate da tassazione ed al contrario esplodono gli utili delle grandi multinazionali che governano il settore.
Per questo, a nostro parere, devono essere introdotte limitazioni significative all’azzardo in Italia, e vanno
rispettati rigorosamente i divieti già esistenti, sottoposti all’attacco continuo della lobby dell’azzardo e di una
politica succube a quegli interessi. Riportare i numeri italiani a livelli tollerabili, a medie europee; invertire la
tendenza alla normalizzazione dell’azzardo, respingere l’attacco in corso verso il “cliente” più desiderabile, i
giovani ed i giovanissimi.
Una recente indagine, svolta da Federconsumatori tra i genitori di ragazzi e ragazze tra 11 e 19 anni, consegna
un dato su cui riflettere: per il 58% dei genitori l’azzardo deve essere vietato in tutte le sue forme, mentre per il
36% deve essere consentito, ma con limiti molto più rigorosi degli attuali. Solo il 5% si è espresso per il
mantenimento dell’attuale situazione, mentre l’1% è a favore di una maggiore libertà e diffusione dell’azzardo.
Dati sorprendenti, anche per chi lavora da anni al contenimento dei danni portati dall’azzardo. Numeri che
confortano, e che verificheremo con una ulteriore indagine della Fondazione Isscon nei prossimi mesi.
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