Al momento stai visualizzando CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI URBANI INDAGINE SULLASODDISFAZIONE DELL’UTENZA DOMESTICAFOCUS SUL COMUNE DI MODENA 2023

I MODENESI BOCCIANO LA NUOVA RACCOLTA RIFIUTI. SONO NECESSARI CAMBIAMENTI.
I principali numeri della nostra indagine. La seconda indagine sul ciclo dei rifiuti nella città di Modena, condotta da Federconsumatori in collaborazione con la CGIL, restituisce, a differenza di quella precedente, un quadro a dir poco problematico. Prevalgono nettamente, nel giudizio dei cittadini, le negatività attorno al nuovo modello di raccolta rifiuti, e sono confermate le forti tensioni più volte evidenziate in questi mesi.
E’ vero che il nuovo modello sta già registrando delle buone performance. La differenziata avrebbe già raggiunto in città il 75%, mentre sono prevedibili risultati ancora più positivi rispetto alla produzione di indifferenziata, che a Modena era abnorme. Con il modello attuale Modena può ambire a superare rapidamente la soglia dell’80% di differenziata, e a ridurre di due terzi i rifiuti indifferenziati, scendendo al di sotto del quintale per abitante.
Risultati che sarebbero importantissimi, frutto di un lavoro impegnativo, che non può che essere elogiato. Però questo non è il solo tema. Modena può avvicinare e raggiungere le migliori performance di altri capoluoghi della nostra regione, ma rischia di farlo senza avere dietro una gran parte dei propri cittadini e cittadine; senza il consenso, senza la condivisione, senza la passione e l’impegno necessari per raggiungere quel risultato. Il dissenso verso il modello da poco introdotto fa registrare, secondo la nostra indagine, numeri importanti. Con riferimento al livello di pulizia della città, quelli rilevati sono numeri durissimi; la percentuale di modenesi soddisfatti per il livello di pulizia della città è passato in appena dodici mesi da un ottimo 74,6% ad un pessimo 29,5%. Il giudizio medio, il voto da 1 a 10 sulla pulizia della città, nel 2022 si era attestato ad un buon 6,4. Nel 2023 crolla a 4. Altri numeri: l’85% dei modenesi ritiene che negli anni il livello di pulizia della città sia peggiorato. Un numero raddoppiato rispetto al 2022. E’ forte anche l’insoddisfazione registrata rispetto all’assistenza ai cittadini nella delicata fase di cambiamento di modello della raccolta dei rifiuti; l’81% di chi si è rivolto al Comune è rimasto insoddisfatto, come lo è stato il 74% di chi si è rivolto ad Hera. I modenesi sono certamente irritati per la forte crescita degli abbandoni di rifiuti, ma oltre ad imputare la cosa all’inciviltà di alcuni concittadini, attribuiscono la responsabilità della crescita di questo fenomeno al modello di raccolta stesso. Tra i pochi dati positivi va segnalato l’alto numero di persone che hanno ricevuto informazioni sui cambiamenti introdotti. Quasi l’80% dichiara di aver ricevuto una sufficiente informazione.
Cos’è mancato? Una indagine, la nostra, che ha avuto un numero di rispondenti elevatissimo, tre volte superiore a quello di indagini similari. Non solo quasi 2150 partecipanti, ma anche l’incredibile numero di 3700 tra critiche, spesso radicali, osservazioni, commenti e consigli. Una sorta di atlante della partecipazione, che segnala uno degli errori commessi da Amministrazione comunale e da Hera. In una città abituata al dialogo tra le parti e ai tavoli di confronto su molteplici argomenti, non può passare inosservata la decisione di non far premettere né di accompagnare l’introduzione delle nuove modalità con un confronto con le parti sociali degno di nota. Un tema di questa rilevanza, intrecciato in modo inscindibile con le diverse tematiche ambientali che riguardano il territorio modenese, doveva a nostro parere essere affrontato con la proposta, da parte dell’Amministrazione, di un vero e proprio progetto di comunità, che avrebbe dovuto coinvolgere il mondo associativo modenese. Un percorso alto, sicuramente complesso, che doveva mettere in campo sia la possibilità di modificare il modello prescelto che di fare accompagnare la sua realizzazione, in modo attivo, da parte dei soggetti coinvolti nel confronto. Un percorso che, allo stesso tempo, avrebbe dovuto mettere al centro il risultato, cioè l’abbandono del 61%, dell’ultimo posto per raccolta differenziata che oggi Modena fa registrare tra le città capoluogo di provincia in Emilia Romagna, senza dimenticare la distanza abissale con il secondo centro della provincia, Carpi, che ha ormai iniziato l’avvicinamento al 90%.
“Modena è tornata indietro” Selezioniamo questa tra le 3700 osservazioni che ci sono pervenute. La gran parte dei modenesi è orgogliosa della propria città, e la vicenda rifiuti rappresenta per tanti un inspiegabile arretramento. In questo senso, probabilmente, molti cittadini esagerano. Una recente indagine sulla raccolta rifiuti a Roma, realtà difficilmente assimilabile a Modena, ha attribuito un giudizio dei cittadini (scala 1-10) sintetizzato dal voto 4,6. Come detto il voto dei modenesi sul livello di pulizia della città, secondo la nostra indagine, è pari a 4. L’effetto potrebbe essere quello, ormai noto, che riscontriamo sui temi sanitari. La Sanità modenese resta una eccellenza nel panorama nazionale, ma ha subito un deciso peggioramento negli anni; da qui un giudizio negativo di tanti cittadini, che penalizza il sistema oltre i demeriti effettivi, e assimila nella percezione la nostra condizione a quella di regioni dove la Sanità pubblica è realmente allo sfascio. E dove i problemi della raccolta rifiuti sono innegabilmente maggiori.

Il tempo potrebbe non risolvere i problemi. Il nostro sondaggio può fornire un utile strumento di riflessione a tutti coloro che prevedono, nei prossimi mesi, il naturale affievolimento delle tensioni. Potrebbe non essere così. L’area della città dove si registrano i giudizi più duri è quella che per prima ha introdotto le innovazioni (Quartiere 4, Madonnina, San Faustino, Quattro Ville). In luogo dell’affievolimento sembra crescere, al contrario, un forte risentimento per la mancata risoluzione dei problemi e per i ritardi nella gestione di reclami e segnalazioni.
Recuperare il rapporto con i cittadini. Accertato che il problema non è la comunicazione delle nuove modalità ai cittadini, visto come non scontato l’affievolimento naturale delle tensioni, detto della mancata partecipazione delle parti sociali, cosa è possibile fare ora? Per recuperare un rapporto positivo con la grande maggioranza dei modenesi, che bocciano con nettezza la nuova raccolta differenziata, non sono a nostro parere sufficienti semplici miglioramenti rispetto al numero di passaggi, al contrasto agli abbandoni o altro ancora. Registriamo la crescita, anche a Modena, degli “scettici ambientali”, di chi ritiene che la riduzione dei rifiuti sia un falso problema, come lo sarebbero le questioni climatiche. Cresce il numero di chi chiede di tornare al passato, “pagando” ha scritto qualcuno, “quello che c’è da pagare”. E’ urgente recuperare il rapporto con quei cittadini che abbiamo definito “ultrascontenti”, quasi il 50% di chi ha risposto alla nostra indagine, ai quali si sommano il 30% di “critici”, che chiedono radicali cambiamenti.
Quindi, casa fare ora? La prima cosa che va detta è che non si può tornare indietro; non si può tornare semplicemente alla situazione precedente. Non può essere disperso il lavoro fatto, i miglioramenti introdotti in questi mesi in materia di percentuali di differenziata. Ma nemmeno, lo diciamo con chiarezza, è possibile continuare così. Vanno quindi introdotti cambiamenti significativi, non necessariamente rivoluzionari, che vadano nella direzione di risolvere i problemi e di recuperare contestualmente il rapporto coi modenesi. Per far questo è utile, ma non certo esaustivo, approfondire quanto accaduto nelle realtà più virtuose, assimilabili a Modena. In Emilia-Romagna il Comune capoluogo di provincia con la migliore performance nella differenziata (dati luglio 2023) è Ferrara, con l’87,6%, seguita da Reggio Emilia, con l’82,8%, Forlì con l’81,7%, Parma con l’80,9%, Piacenza con il 71,8%, Ravenna con il 67,4%, Rimini con il 66,5%, Bologna con il 63,2% e, fanalino di coda, Modena con il 61%. Esaminiamo la realtà che fa registrare i migliori risultati in regione, Ferrara, che vede Hera come gestore del servizio. Il porta a porta domestico è limitato al centro storico (ma dove sono
comunque disponibili isole ecologiche di base) e alle zone a bassa densità abitativa, campagna e qualche frazione. Nel resto della città i vecchi cassonetti sono stati sostituiti dalle isole ecologiche: carta, plastica, vetro sono conferite con il metodo tradizionale, mentre l’indifferenziata è gestita con calotta, accessibile mediante carta smeraldo, e produce la tariffazione puntuale. Il contenitore degli sfalci si apre con la medesima tessera. Il punto di forza è che i cassonetti, in centro storico, sono a disposizione anche dei cittadini che hanno il servizio porta a porta; cosa che consente la gestione di eventuali picchi di produzione e di minimizzare i punti di debolezza del porta a porta, come le difficoltà nello stoccaggio domestico. A Ferrara non si sono registrate negli anni particolari polemiche e proteste, in una realtà caratterizzata nel 2019 dal radicale cambio di colore alla guida dell’Amministrazione locale. I costi del servizio a Ferrara, pro capite, sono inoltre molto simili a quelli attuali di Modena. Un modello, quello ferrarese, che ha raggiunto l’87,6% di differenziata e i 79 kg di indifferenziata pro capite, mentre Modena ha registrato, nel 2022, 261 kg per abitante. Un risultato ottenuto grazie alle Amministrazioni che si sono succedute, ad Hera ed alla condivisione da parte dei cittadini di Ferrara. E’ importante esaminare una realtà dove l’innovazione in materia di raccolta rifiuti ha funzionato, non per copiarla pedissequamente, ma per valutare in quale direzione debba procedere Modena nei prossimi mesi. Perché noi riteniamo che una direzione vada rapidamente presa, se si vuole recuperare il rapporto coi cittadini. Su questo tema è poi necessario marcare una importante discontinuità; se saranno introdotti cambiamenti questi dovranno essere accompagnati da una innovativa modalità di partecipazione delle associazioni (ambientaliste, dei consumatori, sindacali, del terzo settore). Pensiamo ad un organismo che verifichi gli esiti dello sforzo generale per far crescere la differenziata a Modena, anche in riferimento a quanto accade e accadrà sul fronte termovalorizzatore, il cui superamento entro il 2034, senza ambiguità, deve essere riportato al centro di ogni discussione.
Uno dei temi sui quali questo soggetto potrebbe essere coinvolto è quello, centrale, delle modalità di passaggio alla tariffazione puntuale, una delle richieste più forti avanzate dai modenesi. Tempi, modi, aspetti economici meritano un approccio non limitato al Consiglio comunale, le cui funzioni restano ovviamente centrali.
“Ci hanno spiegato come, ma non perché” E’ una affermazione tra le tante raccolte con la nostra indagine. E’ più che mai necessario spiegare ai modenesi ed alle modenesi non solo come si fa la raccolta differenziata, ma soprattutto perché la si fa. Perché è indispensabile togliere Modena dal fanalino di coda regionale nella raccolta differenziata, perché ci sono obblighi di legge e perché c’è un nesso tra i problemi di qualità ambientale del nostro territorio e la nostra iperproduzione di rifiuti. In questo senso, in uno sforzo culturale che fino ad ora è stato soltanto accennato, va ricercata anche la risposta al tema dell’abbandono dei rifiuti, un problema al quale non è possibile rispondere soltanto con l’introduzione dell’ennesima telecamera o con l’inasprimento delle sanzioni, già oggi importanti.

“Ci vuole il coraggio di cambiare, subito.” E’ l’ultima delle frasi di cittadini che riportiamo. E’ proprio così, ci vuole coraggio. Una cosa importantissima, discussa per anni e sulla quale si è molto lavorato, non sta funzionando. Ma siamo in tempo per correggere, per cambiare, per migliorare. Siamo ancora in tempo per recuperare l’indispensabile spirito civico con il quale va affrontata, dalla città tutta, una delle molte sfide ambientali che ci attendono, quella della riduzione dei rifiuti e del loro trattamento. Nei dodici mesi tra una indagine e l’altra Federconsumatori non è mai intervenuta su questo tema, nonostante le proteste che giungevano ai nostri centralini. Siamo stati coerenti con il giudizio positivo da noi espresso, con diverse osservazioni, a settembre 2022. Abbiamo atteso che la situazione si consolidasse e abbiamo lavorato all’indagine che qui vi presentiamo. L’esito è netto, e dovrebbe preoccupare tutti: l’Amministrazione, i Partiti, Hera, l’associazionismo, i cittadini.
“Ci vuole il coraggio di cambiare, subito”. Anche Federconsumatori confida nel coraggio di cambiare, al più presto.

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